“Non esistono parti cattive” parole di Richard Schwartz

In questo video (in inglese) Richard Schwartz ci parla di come IFS può essere usato per guarire dai traumi e che, nella sua esperienza, non esistono parti “cattive” di noi. Questo articolo riporta, in italiano, i punti salienti di ciò che ci rivela il fondatore di IFS.

Guarire il trauma e ritrovare l’integrità con l’Internal Family Systems (IFS)

Ti è mai capitato di sentirti in guerra con te stesso/a? Una parte di te vuole raggiungere un obiettivo, mentre un’altra sembra determinata a sabotare i tuoi sforzi. Forse hai un critico interiore che ti svaluta continuamente. E se ti dicessi che queste “parti” non sono tue nemiche, ma piuttosto aspetti di te che cercano di proteggerti? Questo è il concetto centrale dell’Internal Family Systems (IFS), un modello trasformativo sviluppato dal Dr. Richard Schwartz.

Il Dr. Schwartz, chiamato Dick dagli amici, ha conseguito un dottorato in terapia familiare e di coppia. È autore del libro “No Bad Parts: Healing Trauma and Restoring Wholeness with the Internal Family Systems Model” (“Nessuna parte è cattiva: guarire il trauma e ritrovare l’integrità con il modello IFS”). Sfida la visione tradizionale di una mente unica e indivisa, invitandoci ad accogliere ogni parte di ciò che siamo. Attraverso comprensione e compassione, possiamo guarire ferite profonde e trovare la pace interiore. Esploriamo dunque l’affascinante mondo dell’IFS e come possa aiutarti nel tuo percorso verso l’integrità.

La filosofia del “Nessuna parte è cattiva”

L’idea che ogni parte di noi, anche la più distruttiva, abbia un’intenzione positiva è centrale nell’IFS. È un concetto difficile da accettare, soprattutto quando si tratta di aspetti che detestiamo o disprezziamo. Dick Schwartz spiega che gli ci sono voluti anni di lavoro con i clienti per comprendere questo, anche con parti che avevano compiuto azioni terribili.

Se ti avvicini a queste parti con curiosità, chiedendoti perché si comportano così, cominci a capirne le motivazioni. Spesso agiscono per proteggerti o proteggere parti vulnerabili di te stesso. Possono essere bloccate in traumi passati, ripetendo vecchi schemi nel tentativo di mantenerti al sicuro. Questo cambiamento di prospettiva – dal demonizzare i nostri “demoni interiori” al comprenderne lo scopo – è un elemento chiave dell’IFS.

Il percorso di Dick Schwartz nello sviluppo dell’IFS iniziò come terapeuta familiare. Inizialmente pensava che riorganizzare le dinamiche familiari fosse la chiave per risolvere i problemi. Tuttavia, incontrò pazienti con bulimia che continuavano a soffrire nonostante la terapia familiare. Ciò lo spinse a esplorare i loro mondi interiori.

Questi clienti parlavano di “parti interne” – un critico, una parte che si sentiva inutile, e una che cercava conforto nelle abbuffate. Dick Schwartz inizialmente le interpretava come metafore, ma presto capì che queste parti erano percepite come personalità distinte, con una propria autonomia. Questa rivelazione lo spinse a esplorare il proprio sistema interno e a sviluppare il modello IFS.

Un punto di svolta: comprendere l’autolesionismo

Uno dei momenti più significativi nello sviluppo dell’IFS fu il lavoro con una cliente che si autolesionava. All’inizio, cercò di controllare la parte che la induceva a tagliarsi. Ma questo approccio fallì, portandola a un atto di autolesionismo ancora più grave.

Fu allora che Schwartz comprese che combattere contro queste parti non era la soluzione. Si avvicinò invece con curiosità, chiedendo perché ricorresse all’autolesionismo. Scoprì che questa parte la proteggeva dal trauma degli abusi sessuali infantili aiutandola a dissociarsi dal corpo. Questo spostamento di prospettiva – dal giudizio alla gratitudine – cambiò tutto. Quando Schwartz comunicò apprezzamento a questa parte, essa si sciolse in lacrime: era stata sempre e solo demonizzata. Questo confermò che anche le parti più distruttive hanno intenzioni positive e possono trasformarsi.

Il lavoro di Dick Schwartz con gli autori di reati sessuali presso l’Onarga Academy mise ulteriormente alla prova la nozione di “nessuna parte è cattiva”. Qui molte persone tracciano un limite, incapaci di credere che persino una parte che ha compiuto atti così gravi possa avere un’intenzione positiva.

Attraverso l’IFS, Schwartz aiutò questi individui a connettersi con le parti responsabili delle loro azioni. In un caso, una parte “abusante” emerse dal trauma infantile del cliente. Sentendosi impotente, quella parte aveva assorbito l’energia dell’abusatore per proteggere il sistema, restando bloccata nel desiderio di ferire i più vulnerabili. L’IFS offre un modo per liberare questi fardelli, trasformando la parte nel suo stato naturale e prezioso.

Il mito della mente unica

L’IFS mette in discussione il “mito della mente unica”, la convinzione che la nostra coscienza sia unitaria e indivisa. Questa idea, profondamente radicata nella nostra cultura, ci porta spesso a temere la molteplicità interiore, associandola a patologie come la schizofrenia.

Dick Schwartz sottolinea che le parti non sono voci deliranti, ma aspetti normali e preziosi della mente umana. Ognuna porta con sé risorse e talenti unici. Tuttavia, traumi ed esperienze difficili possono costringerle a ruoli distruttivi.

Riconoscendo e comprendendo il nostro sistema interno, possiamo liberarci dai limiti del mito della mente unica e abbracciare la nostra natura sfaccettata.

Scoprire le intenzioni positive: il critico interiore

Consideriamo il critico interiore, una parte comune con cui molti lottano. Ci giudica e ci svaluta costantemente, facendoci sentire inadeguati e frenandoci dal perseguire i nostri obiettivi. È difficile immaginare che questa parte possa avere una funzione positiva.

Attraverso esempi pratici, Schwartz invita a concentrarsi sulla voce critica, individuarla nel corpo e riconoscere le emozioni che evoca. Il passo successivo è chiedere alle altre parti che odiano il critico di farsi da parte, creando spazio per la curiosità.

Possiamo quindi domandargli: “Cosa temi che accadrebbe se non mi criticassi continuamente?”. Spesso la risposta rivela un’intenzione protettiva: la paura che potremmo essere feriti, giudicati o fallire, venendo poi abbandonati.

Se riuscissi a guarire la parte che il critico sta cercando di proteggere, sarebbe ancora necessario che ti criticasse?
Nella maggior parte dei casi, il critico si farebbe da parte. A quel punto la domanda diventa: “Cosa vorresti fare invece di criticare?”. Sorprendentemente, spesso il critico risponde che vorrebbe incoraggiarci e sostenerci.

Il processo può essere riassunto così:

  • Concentrare l’attenzione sulla parte ferita

  • Trasmettere compassione a quella parte più giovane e vulnerabile

  • Stabilire una connessione e farle sapere che non è sola

  • Chiederle di ricordare un evento passato che l’ha ferita

  • Aiutarla ad attraversare quel momento

Questo processo permette di alleggerire il fardello della parte, così da renderla meno vulnerabile e consentire al critico di trasformarsi in una forza positiva.

L’IFS non è solo un modello teorico, ma un approccio basato su evidenze scientifiche. Numerosi studi ne hanno dimostrato l’efficacia, tanto che è stato riconosciuto dalla Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA), un’agenzia federale statunitense.

Uno studio importante, condotto presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston, coinvolse pazienti affetti da artrite reumatoide. Dopo sei mesi di terapia IFS, i pazienti mostrarono miglioramenti significativi nei sintomi fisici, oltre a riduzioni di depressione e ansia, rispetto al gruppo di controllo. Questi risultati furono confermati da medici esterni. Ciò dimostra che l’IFS può avere effetti positivi sia sul benessere mentale che su quello fisico.

Le tre scoperte dell’IFS

Dick Schwartz individua tre scoperte fondamentali nello sviluppo del modello IFS:

  1. Anche le parti più distruttive hanno intenzioni protettive.

  2. Ognuno possiede un Sé che non può essere danneggiato.

  3. Le parti assumono fardelli che non appartengono loro.

Queste tre intuizioni costituiscono le basi dell’IFS e ne guidano i processi di guarigione e trasformazione.

Nel linguaggio IFS, “esiliati” sono quelle parti di noi che abbiamo relegato “in cantina”: portano i traumi e le ferite più profonde. Prima di essere feriti, erano bambini interiori creativi, gioiosi e pieni di desiderio di connessione.

Dopo il trauma, però, si sono caricati di emozioni intense come paura, abbandono, vergogna o senso di inutilità. Questi fardelli diventano insopportabili e così li teniamo a distanza. Ma nel farlo, perdiamo anche la loro vitalità e creatività.

L’IFS aiuta a recuperare questi esiliati, a guarirli e a reintegrarli nel sistema.

Protettori: manager e pompieri

Quando abbiamo molti esiliati, ci sentiamo vulnerabili e il mondo appare minaccioso. Altre parti assumono allora ruoli protettivi.

  • Manager: cercano di organizzare la vita in modo da evitare che gli esiliati vengano attivati. I critici interni appartengono a questa categoria.

  • Pompieri: intervengono quando un esiliato esplode con emozioni intense. Cercano di spegnere il fuoco distraendoci, dissociandoci o spingendoci in comportamenti compulsivi (abbuffate, dipendenze, ecc.).

Schwartz capì presto che era essenziale rispettare l’ecologia interna del sistema. Quando provava ad aggirare i protettori per andare direttamente agli esiliati, questi reagivano con forza, causando gravi conseguenze nei clienti (persino incidenti dopo le sedute).

Da allora imparò a chiedere sempre il permesso ai protettori prima di avvicinarsi agli esiliati. Questo rispetto è fondamentale per garantire sicurezza e progressi duraturi.

L’IFS considera le parti come esseri sacri, ciascuno con una propria forma ed energia. Non si tratta di corpi reali, ma di percezioni interiori: ad esempio, una parte che si sente inutile potrebbe descrivere il suo fardello come “una palla di fuoco nello stomaco” o “un peso sulle spalle”.

Riconoscere queste forme consente di entrare in connessione più profonda con esse. Attraverso la compassione, possiamo aiutarle a liberarsi dei fardelli e a ritrovare la loro natura originaria.

Il valore della terapia IFS

Le risorse di auto-aiuto sono utili, ma il lavoro con un terapeuta IFS può portare a trasformazioni più profonde, soprattutto quando si affrontano esiliati radicati in traumi intensi.

Schwartz spera che l’IFS cambi il modo in cui le persone comprendono se stesse e gli altri. Se tutti riconoscessimo il nostro Sé intatto e indistruttibile, il mondo sarebbe un luogo più gentile.

Più amiamo le parti di noi che ci fanno impazzire, più possiamo amare negli altri quelle stesse qualità. L’IFS non è l’unico strumento di trasformazione, ma è parte di un movimento più ampio verso un modo di essere e relazionarsi più compassionevole.

Alessio Rizzo

Il Dott. Alessio Rizzo è uno psicoterapeuta IFS di Livello 3, Formatore IFS e Supervisore. Alessio vive e lavora online dal Regno Unito ed è in collaborazione con IFS Institute per portare in Italia la formazione ufficiale IFS.

https://www.therapywithalessio.com
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IFS e Trauma Complesso - Commenti e critiche del Dott. Alessio Rizzo sull’approccio di Joanne Twombly nel trattamento del PTSD e dei disturbi dissociativi