IFS e Trauma Complesso - Commenti e critiche del Dott. Alessio Rizzo sull’approccio di Joanne Twombly nel trattamento del PTSD e dei disturbi dissociativi

In questo articolo vi presento alcune delle idee di Joanne Twombly, una psicoterapeuta con studio privato ad Arlington, Massachusetts, con oltre 30 anni di esperienza. Il suo lavoro si concentra sul PTSD complesso e sui disturbi dissociativi. Joanne Twombly ha scritto sull’EMDR e sui disturbi dissociativi ed è molto nota in ambito IFS per il suo libro, in cui descrive il suo approccio al trauma e ai disturbi dissociativi, combinando il trattamento dei traumi in fasi con IFS.

Le idee di Twombly non sono il linea con ciò che viene insegnato nella formazione ufficiale IFS e, come autore di questo articolo divulgativo che traduce in italiano ciò che Twombly descrive, mi trovo personalmente in disaccordo con alcuni punti che Twombly descrive come essenziali nel lavoro con truama complesso tramite IFS.

I contenuti di questo provengono da un podcast in inglese che la scrittrice ha registrato per la serie “IFS Talks” e intitolato “IFS for Complex Trauma and Dissociation, with Joanne Twombly”.

IMPORTANTE

Il modo in cui Joanne Twombly lavora con il trauma e la dissociazione non è del tutto allineato con gli insegnanti di Richard Schwartz al riguardo. Frank Anderson, in linea con Schwartz, nel suo libro “Transcending Trauma” descrive come il trattamento dei traumi con IFS non segue necessariamente le tre fasi. Il contenuto di questo articolo va, quindi, considerato come un’esplorazione di come Twombly usa IFS e non come lo standard IFS.

Le idee di Joanne Twombly

Twombly sottolinea il ruolo cruciale del trattamento orientato per fasi con i clienti che hanno vissuto traumi complessi e disturbi dissociativi. Questo approccio privilegia la gestione iniziale dei sintomi e lo sviluppo delle capacità di coping. È fondamentale stabilire una base di stabilità prima di affrontare un’elaborazione più profonda del trauma. La fase iniziale aiuta i clienti a sviluppare meccanismi di coping, riduce la dipendenza immediata dal terapeuta e migliora il funzionamento complessivo. Inoltre, mitiga i rischi potenziali associati al confronto diretto con traumi travolgenti senza un’adeguata preparazione.

Twombly aggiunge che, sebbene l’IFS incoraggi la comunicazione diretta con gli “esiliati” (le parti che portano il trauma), è essenziale considerare la capacità del cliente di elaborare i pesi associati. I clienti con traumi complessi e dissociazione possono non essere consapevoli dell’entità completa dei propri pesi. Gli esercizi di stabilizzazione sono fondamentali per preparare il sistema del cliente al lavoro sul trauma. Normalizzare le risposte fisiologiche ne aumenta l’efficacia. Trascurare questi aspetti può portare a un peggioramento nonostante un trattamento IFS apparentemente efficace.

Commento di Alessio: dalle mie osservazioni cliniche, la presenza dell’energia del Sé e il permesso dato dai protettori prima di accedere agli esiliati garantiscono l’accesso sicuro e stabile ai contenuti traumatici. Quando Twobly sostiene che “il cliente non ha la capacità di elaborare i pesi”, ciò si riferisce al fatto che il Sé del cliente non è sufficientemente presente e, pertanto, l’accesso alle parti esiliate è avvenuto troppo presto.

Comprendere la dissociazione: oltre il DID

Twombly offre una prospettiva sfumata sulla dissociazione. Distingue tra le forme quotidiane (come allacciarsi le scarpe senza pensarci) e sintomi dissociativi più significativi, come quelli riscontrati nei disturbi alimentari. Sottolinea la funzione protettiva vitale della dissociazione nei casi di traumi gravi, come gli abusi sessuali infantili. Questa consente ai bambini di sopportare orrori salvaguardando in parte il loro benessere. Tuttavia, questa funzione protettiva può trasformarsi in un disturbo quando i sintomi dissociativi interferiscono con il funzionamento in età adulta.

La dissociazione si manifesta spesso in modi sottili che possono facilmente passare inosservati. Twombly avverte che la presenza di narrazioni infantili apparentemente perfette, accanto a sintomi angoscianti, dovrebbe indurre a un’indagine più approfondita. Osservare cambiamenti inattesi nel comportamento, nel linguaggio o nel livello di presenza del cliente fornisce indizi essenziali. Confusione insolita, sognare ad occhi aperti o vuoti di memoria sono ulteriori segnali d’allarme. Riconoscere un insieme di questi sintomi è più indicativo di dissociazione rispetto a un singolo segnale.

Riconoscere e rispondere alla dissociazione in terapia

Riconoscere i segni di dissociazione durante le sessioni è fondamentale per un trattamento efficace. Questo richiede vigilanza costante e un’attenta osservazione dei segnali verbali e non verbali. I clienti possono riportare esperienze infantili positive che non coincidono con i sintomi attuali, un’incongruenza che merita approfondimento. I terapeuti possono anche notare lievi cambiamenti nella presenza o nella concentrazione dei clienti, come maggiore confusione o problemi di memoria. Nei casi più gravi, i clienti possono manifestare improvvisi cambiamenti di personalità, come parlare improvvisamente con voce infantile.

Quando i clienti si dissociano, la risposta terapeutica varia a seconda del contesto. Secondo Twombly, le tecniche IFS non sempre sono adatte, mentre esercizi di stabilizzazione e suggestioni ipnotiche possono aiutare a riorientare il cliente. Costruire un rapporto di fiducia è fondamentale, specialmente con chi è nuovo alla terapia o ha avuto esperienze negative in passato. Un approccio diretto alle parti, soprattutto all’inizio, può essere troppo travolgente. È spesso meglio lavorare prima con il Sé presente del cliente. Anche senza menzionare esplicitamente le “parti”, i principi dell’IFS possono comunque essere applicati.

Commento di Alessio: l’uso di tecniche di stabilizzazione, sebbene sia molto diffuso, va comunque considerato con attenzione e non trovo, nel modo in cui Twombly presenta IFS, una conoscenza sufficiente del modello IFS. Mi permetto, quindi, di spiegare il mio punto di vista da “purista” IFS

  • Quando la dissociazione avviene in seduta, è necessario che il terapeuta sia in contatto con il proprio sistema e controlli se ci sono parti terapeutiche (quelle parti che fanno da terapeuta al posto del Sé) che si sentono in difficoltà o impaurite dallo stato di dissociazione del paziente. Se queste parti sono presenti, occorre che il terapeuta le noti e cerchi di differenziarsi da esse. Se ciò non è possibile, è necessario avere della supervisione o del supporto per conoscere queste parti.

  • Una volta che il terapeuta riesce a differenziarsi da tali parti, potrà fare una scelta terapeutica che è Self-led

  • È del tutto possibile che questa scelta sia l’uso di tecniche di stabilizzazione (soprattutto se il terapeuta non ha molta esperienza con IFS)

  • È probabile che, una volta che il terapeuta ha sufficiente accesso alla propria energia del Sé, riesca a supportare il paziente utilizzando tecniche IFS, per esempio, chiedendo al paziente di diventare consapevole che ci sia una parte che lo dissocia e di rimanere curiosi riguardo all’operato di questa parte

  • Ulteriori tecniche possono essere discusse in supervisione

Affrontare la “crisi del progresso”

Una sfida comune nella terapia del trauma è la “crisi del progresso”, in cui nuovi strati di trauma emergono man mano che il cliente guarisce. Questo non è un regresso, bensì un segnale della maggiore capacità di elaborare materiale emotivo più profondo. I clienti possono scoraggiarsi o sentirsi bloccati, ma il ruolo del terapeuta è normalizzare questa esperienza e rassicurare che si tratta di un segno di avanzamento, non di fallimento.

In questo periodo è fondamentale una guida terapeutica attenta. I clienti devono comprendere che l’aumento del disagio emotivo non significa che la terapia stia fallendo, ma che riflette la loro crescente forza e resilienza. I terapeuti devono validare attivamente i sentimenti del cliente e ribadire il valore positivo di confrontarsi con questi strati più profondi di trauma.

Favorire la cooperazione tra le parti

Twombly sottolinea che, sebbene l’IFS enfatizzi la relazione tra Sé e parti, è altrettanto importante facilitare la cooperazione tra le varie parti del sistema interno. Questo approccio può essere più efficiente per chi ha numerose parti o dissociazione significativa. Creare squadre di parti, assegnare ruoli e sviluppare canali di comunicazione interna aiutano a creare coesione. Ad esempio, una parte adolescente può assistere nella gestione delle parti più giovani.

Commento di Alessio: non sono d’accordo con questo punto di Twombly. L’elemento curativo dell’IFS è quello di riconnettere le parti al Sé, che, a sua volta, permette alle parti stesse di tornare al loro stato naturale di armonia e funzionalità. Chiedere ad alcune parti di prendersi cura di altre può essere utile solo in casi molto particolari, in cui una parte vulnerabile richieda protezione.

Integrare l’IFS con altre modalità

Twombly integra l’IFS con altre modalità come EMDR, DBT e TFT, adottando un approccio flessibile e olistico. Ritiene che la combinazione di queste tecniche offra risposte più efficaci al trauma complesso. Vede l’EMDR come particolarmente utile per traumi singoli recenti, riducendo rapidamente il dolore immediato e preparando i clienti a un lavoro IFS più profondo.

Questo approccio eclettico rispecchia la sua convinzione che i terapeuti non dovrebbero limitarsi a un unico strumento. L’uso di diverse tecniche riconosce la natura multifattoriale del trauma e consente una risposta più mirata alle esigenze uniche di ogni cliente.

Commento di Alessio: è ovviamente molto importante adattare e combinare le proprie capacità terapeutiche per supportare i pazienti. Detto questo, è anche importante essere convinti e fiduciosi delle proprie capacità nell’uso di diversi strumenti. La padronanza dell’IFS non avviene velocemente visto che è molto diversa dalla maggior parte dei modelli terapeutici esistenti. La combinazione di IFS con altre tecniche va, quindi, fatta con attenzione in modo da garantire che si usi IFS con casi clinici per cui il/la terapeuta è sufficientemente preparato/a.

Il futuro della terapia informata sul trauma

Twombly continua a contribuire attivamente al campo attraverso insegnamenti, consulenze e pubblicazioni. Il suo lavoro evidenzia la crescente domanda globale di approcci efficaci al trattamento del trauma complesso. Sottolinea l’importanza dell’apprendimento continuo, dell’integrazione di diversi approcci terapeutici e del rispetto del ritmo unico di ogni cliente.

Conclude ribadendo la complessità dell’esperienza umana e l’importanza di affrontare ogni situazione con empatia, pazienza e un insieme completo di strumenti terapeutici. Integrare l’IFS con approcci informati sul trauma permette ai terapeuti di affrontare le sfide uniche del PTSD complesso e dei disturbi dissociativi.

Alessio Rizzo

Il Dott. Alessio Rizzo è uno psicoterapeuta IFS di Livello 3, Formatore IFS e Supervisore. Alessio vive e lavora online dal Regno Unito ed è in collaborazione con IFS Institute per portare in Italia la formazione ufficiale IFS.

https://www.therapywithalessio.com
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Terapia IFS: Guarire il trauma con l’Internal Family Systems