Trasformare la dipendenza con compassione

Una tragica lotta interiore di potere

"Nel caso di un'azione legata alla dipendenza, tipicamente alcune parti di me prendono una decisione ed altre ne subiscono, in qualche modo, le conseguenze."

Apparenti forze fuori il mio controllo conducono alcune delle mie azioni, specialmente nel caso di gesti che non arricchiscono la vita e che non sono allineate ai miei valori.

Cosa succede dentro di me? L'antica idea di una mente multipla può venirci in soccorso, ciò il riconoscere che dentro di me ci sono molte parti e che queste parti sono in relazione tra loro.

Nel caso di un'azione legata alla dipendenza, o ad un'abitudine disfunzionale, tipicamente alcune parti di me prendono una decisione ed altre ne subiscono, in qualche modo, le conseguenze.

Entrando nello specifico, si può vedere come un comportamento impulsivo, compulsivo e ripetitivo di parti che chiameremo distrattori (o vigili del fuoco) sia motivato dall'intento di bloccare dolore emotivo dall'entrare nel campo della coscienza. Le parti di me legate a questo dolore vengono così esiliate all'interno del mio mondo interiore, rimanendo perciò distaccate dal flusso di esperienza, quasi congelate nel tempo. Allo stesso tempo, un altro gruppo di parti lavora molto duro nel tentativo di controllare questi distrattori e limitare la loro influenza, spesso esprimendo preoccupazione ed ansia sotto forma di dure critiche e giudizi moralistici nei confronti dei distrattori. Chiameremo quest'ultimo gruppo di parti, che cercano di controllare la scena, managers.

Possiamo vedere che, nonostante un nobile intento iniziale, questo tentativo di bloccare dolore emotivo non fa che causare un aumento di stress all'interno di me stesso. Nel caso di dipendenza, si ha solitamente una polarizzazione tra parti protettive, proattive da un lato (manager) e reattive dall'altro (distrattori).

"Solitamente si ha un circolo che si autoalimenta del tipo: dolore emotivo di parti di me molto giovani, azioni compulsive dei distrattori, dura critica da parte dei manager, ancora più dolore emotivo, e così via."

Entrare in relazione, non in controllo

Il mio mondo interiore assomiglia ad un campo di battaglia. Da dove iniziare?

Alcune parti in me si sentono senza speranza, han paura di non essere davvero in grado di cambiare, si sentono disperate, senza aiuto, e non credono che nessuna azione sia possibile. Posso iniziare da qui, dal connettermi con ciò che è vivo in queste parti disperate e senza speranza. Come ti senti, di cosa hai bisogno? Posso pormi ad esempio queste domande ed aspettare l'emergere di una risposta. Da uno spazio curioso e compassionevole coltivo una relazione con parti di me.

Coltivo una relazione con i manager, che sentono una legittima ansia verso un comportamento compulsivo. Coltivo una relazione con i distrattori, che cercano conforto e sollievo dal dolore, assuefatti all'intensità di attività con conseguenze possibilmente rischiose o dannose. Posso notare il legame tra questo comportamento e la sofferenza di esperienze passate, in questo modo coltivando compassione verso parti di me a lungo dimenticate.

Come posso interagire compassionevolmente con il mio intero sistema interiore? Prima di tutto ricordandomi che, in ogni istante, la coscienza disponibile per entrare in relazione con me stesso è su uno spettro, che va dalla dissociazione, passando per la sopraffazione, l'identificazione, l'inizio di presenza di una guida interiore, di un'energia di calma, coraggio e connessione, fino ad eventuali esperienze di trascendenza.

"In ogni istante, la coscienza disponibile per entrare in relazione con me stesso è su uno spettro"

Più sono in contatto con l'energia del Self, più il mio sistema interiore è bilanciato e sono in contatto con il mio corpo, e meno subisco conseguenze involontarie derivanti da strategie delle mie parti.

Quello che voglio in relazione ad un fenomeno di dipendenza è coltivare fiducia in me stesso, guarigione ed equilibrio interiore.

Oltre la polarizzazione, coltivare la scelta

Al fine di coltivare fiducia in me stesso, ho bisogno di sperimentare regolarmente la possibilità di prendere decisioni. All'esterno di me, questa necessità induce il mio terapeuta a non unirsi ad eventuali influenze esteriori che cercano di tenere in controllo il mio comportamento, un po' come a riflettere i miei manager interiori. Nonostante anche qui l'intenzione può essere delle migliori, il rafforzare all'esterno di me una polarizzazione interiore potrebbe a lungo andare rivelarsi controproduttiva ed accentuare la mia impasse.

In altre parole, il mio terapeuta non è responsabile di controllare il mio comportamento. Ovviamente c'è la necessità di stimare il rischio caso per caso ed essere riferiti ad altre strutture se si ritenesse necessario, prima di procedere con ulteriore lavoro.

"... il rafforzare all'esterno di me una polarizzazione interiore potrebbe a lungo andare rivelarsi controproduttiva ed accentuare la mia impasse."

Ritornando alla dinamica di dipendenza, solitamente si ha un circolo che si autoalimenta del tipo: dolore emotivo di parti di me molto giovani, azioni compulsive dei distrattori, dura critica da parte dei manager, ancora più dolore emotivo, e così via.

Nel mio percorso di liberazione dalla dipendenza mi aspetto ancora di agire di tanto in tanto in un modo dettato dai distrattori. Cosa fare in questi casi? Il mio compito è aiutare i miei critici a calmarsi in modo da localizzare la vulnerabilità delle mie parti che soffrono di più senza vergogna. Ammorbidendo le critiche interiori, agisco in modo meno compulsivo ed aumento la mia capacità di prendere decisioni, in combinazione con una carica emotiva minore all'interno del mio sistema.

Anche se la strada può essere tortuosa, completa guarigione da una dipendenza è possibile ed ogni persona ha innate capacità di integrità e salute, così come una propria tempistica e percorso di vita.

Nota

Questo articolo è liberamente ispirato al capitolo: "An IFS Lens on Addiction. Compassion for Extreme Parts" (Una lente IFS sulla dipendenza. Compassione per parti estreme) di Cece Sykes, tratto dal libro: "Innovations and Elaborations in Internal Family System Therapy".

Andrea Vettorino

Andrea ha completato il Livello 1 di IFS con Osnat Arbel.

Formato in Focusing, da qualche anno sta seguendo un percorso per diventare formatore certificato in Comunicazione Nonviolenta ed anche in Tecnica Alexander.

https://www.linkedin.com/in/andrea-vettorino-690565b8/
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Termini Chiave della Terapia IFS - Glossario e vocabolario